• Save your HEART, studio osservazionale condotto nelle farmacie italiane per indagare la presenza
    di fattori di rischio cardiovascolare in soggetti ipertesi nel periodo post pandemico
  • Nel 68% della popolazione coinvolta nello studio la pressione non è sotto controllo; lo stesso accade
    per i soggetti ipercolesterolemici e/o diabetici che presentano colesterolo LDL e glicemia non a target
    rispettivamente nel 59% e 69% dei casi. Inoltre, tra coloro che hanno dichiarato di non essere
    ipercolesterolemici, il 72% presenta valori di colesterolo LDL non a target. Analogamente nel 31%
    dei soggetti che dichiarava di non essere diabetico sono emersi valori di glicemia tipici della fascia
    prediabetica o diabetica
  • Quasi la metà dei partecipanti (49%) è risultata avere un rischio alto o molto alto di andare incontro
    ad un evento cardiovascolare fatale a 10 anni
  • Team multidisciplinare, prevenzione primaria e secondaria, coinvolgimento dei soggetti a rischio nel
    proprio percorso di cura: queste le azioni da mettere in campo per una nuova e urgente presa in
    carico del pazient
    e

Roma, 3 marzo 2022 – Il forte impatto della pandemia sui pazienti con malattie cardiovascolari ha
creato una situazione delicata e richiede interventi urgenti e coordinati tra i vari attori del SSN. Questo
è lo scenario emerso da Save your HEART, campagna di screening promossa dal Gruppo Servier in
Italia
, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Clinica (SIFAC) e con il patrocinio della
Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), della Società Italiana per lo studio dell’Aterosclerosi
(SISA) e Conacuore Onlus. I risultati dello studio, condotto tra maggio e luglio 2021, sono stati
recentemente pubblicati sul Giornale Italiano di Health Technology Assessment and Delivery.1

Dallo screening, condotto su oltre 500 soggetti ipertesi, sono emersi dati piuttosto allarmanti: il 68% dei
partecipanti non raggiuge valori pressori accettabili, il 59% dei partecipanti trattati per l’ipercolesterolemia
non presenta valori di colesterolo LDL a target mentre coloro i quali avevano dichiarato di non essere
ipercolesterolemici, nel 72% dei casi presentano valori superiori a quelli indicati dalle linee guida per il
colesterolo LDL. D’altro canto, il 69% degli ipertesi diabetici non ha un buon controllo della propria glicemia
e tra coloro che hanno dichiarato di non avere il diabete, pari a circa l’85% del campione, sono stati
riscontrati valori di glicemia tipici degli stati prediabetici e diabetici nel 31% dei casi. Un’ulteriore criticità
viene dal fatto che quasi la metà dei partecipanti (49%) è risultata avere un rischio alto o molto alto di
andare incontro ad un evento cardiovascolare fatale a 10 anni” –
commenta Claudio Ferri, Professore
Ordinario in Medicina Interna Università dell’Aquila e past President SIIA. “Questi numeri ci confermano
la necessità di individuare un nuovo approccio clinico per identificare e trattare in maniera efficace i
soggetti ipertesi, al fine di evitare possibili conseguenze cardiovascolari a medio e lungo termine, quali
ictus cerebrale e infarto del miocardio

Save Your HEART è uno studio osservazionale condotto in 21 farmacie di comunità presenti in 15
regioni italiane
, con l’obiettivo di indagare i fattori di rischio cardiovascolare non diagnosticati e/o non
controllati in soggetti ipertesi in trattamento antipertensivo e intercettare i pazienti che sottovalutano o
ignorano le possibili conseguenze a cui sono esposti. Lo screening ha coinvolto oltre 500 pazienti di
età superiore o uguale a 50 anni – di entrambi i sessi – disponibili ad effettuare in autoanalisi la
misurazione di pressione arteriosa, profilo lipidico (colesterolo totale, colesterolo HDL e colesterolo
LDL) e glicemia, nonché la compilazione di un questionario sull’aderenza alle terapie in corso.

I risultati dello Studio restituiscono una fotografia preoccupante dello stato di salute dei pazienti ipertesi post pandemia ed evidenziano la necessità di un approccio clinico che miri a identificare e a trattare
efficacemente i pazienti cronici” –
spiega Maurizio Pace, Segretario Federazione Ordini Farmacisti
Italiani (FOFI). “Già durante l’emergenza il farmacista di comunità ha svolto un compito chiave,
assicurando la continuità dei trattamenti ai pazienti cronici, ma anche attività in prima linea come la
consegna a domicilio dei farmaci per i pazienti anziani, immunocompromessi o affetti da malattie cronicodegenerative. Oggi però il nostro ruolo deve evolvere ulteriormente. Al farmacista, infatti, verrà sempre più richiesto il proprio contributo, per lavorare in sinergia con altre figure professionali all’interno di un team di cura quali MMG e specialista, intercettando soggetti a rischio, conducendo un’educazione
personalizzata e reindirizzando al medico curante situazioni particolarmente critiche
”.


Il Rapporto Salutequità del Ministero della Salute mostra la riduzione degli esami di laboratorio (67%) e
delle visite ambulatoriali (13%)
durante la prima ondata pandemica, scenario che si è verificato anche
nel caso delle cure farmacologiche, con la tendenza dei pazienti a recarsi di meno presso le farmacie e
con una inevitabile ricaduta sull’aderenza terapeutica.
Save Your HEART ha confermato questo stesso dato: infatti oltre il 40% dei pazienti è risultato solo
parzialmente aderente, condizionando l’efficacia dei trattamenti stessi e causando un mancato
controllo dei parametri pressori. “Sebbene le piattaforme tecnologiche a nostra disposizione ci abbiano
permesso in molti casi di seguire e monitorare da remoto i pazienti ipertesi, è stato comunque inevitabile
riscontrare un minor controllo dei valori della pressione arteriosa e una non adeguata aderenza alla
terapia” –
commenta Damiano Parretti, Responsabile Area Cardiovascolare Società Italiana di Medicina
Generale e delle Cure Primarie (SIMG). “A due anni dall’inizio della pandemia risulta quindi ancora più
importante riprendere i contatti in presenza e il controllo proattivo dei pazienti ipertesi e portatori di
patologie croniche, monitorando la pressione e altri parametri quali peso corporeo e frequenza cardiaca,
ma anche supportandoli nel percorso di cura attraverso la semplificazione posologica
”.


Le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte a livello globale. I trattamenti
farmacologici possono ridurre sostanzialmente morbilità e mortalità, ma l’efficacia di tali interventi è
correlata ad una corretta aderenza e alla continuità della terapia. “Le Linee Guida Europee raccomandano
un approccio diagnostico-terapeutico che si adatti alle esigenze dei singoli pazienti, anche attraverso la
semplificazione dello schema terapeutico ove possibile” –
conclude Marie-Georges Besse, Direttore
Medical Affairs del Gruppo Servier in Italia. “Per questo motivo Servier conferma il suo impegno come
partner del Sistema Salute nella presa in carico del paziente cronico, mettendo a disposizione trattamenti
sempre più efficaci e tollerati, ma anche sempre più ‘comodi’, come le combinazioni a dosi fisse di farmaci
e le polipillole con più principi attivi nella stessa compressa, il cui fine è proprio quello di semplificare
l’assunzione della terapia, a favore di un aumento dell’aderenza e di un conseguente successo del
trattamento
”.


In conclusione, Save Your HEART ha evidenziato la necessità di una nuova presa in carico del paziente
che preveda il coinvolgimento di più attori quali medico specialista, MMG e farmacista, e l’esigenza di
implementare azioni preventive che possano aiutare il paziente stesso a mantenere un buono stato di
salute durante tutto l’arco della vita, agendo efficacemente sui fattori di rischio cardiovascolare.

1 https://springerhealthcare.it/GIHTAD/2022/02/07/save-your-heart-studio-osservazionale-trasversale-multicentrico-italiano-sullapresenza-di-fattori-di-rischio-cardiovascolare-in-partecipanti-affetti-da-ipertensione/